A Massimo. A tutta una vita. - Monica Catalano
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A Massimo. A tutta una vita.

A Massimo. A tutta una vita.

Lo scorso mese, parlando con Red, ci siamo inaspettatamente inoltrate nelle considerazioni sulla validità di una ricerca psichiatrica, la Teoria della nascita di Massimo Fagioli. Mi sento in dovere quindi di dare ancora un contributo a questa realtà sempre nuova, avendo partecipato di persona agli storici seminari, in quel di via Roma Libera.
Seduta sulla pedana di legno, nel grande studio di psicoterapia del grande gruppo chiamato Analisi Collettiva, mi voltavo a cercare nella moltitudine la provenienza del suono delle voci, di chi raccontava un sogno o di chi, a volte titubante, accettava il  rapporto/confronto con l’altra voce, maschile, possente, ferma,
del grande psichiatra e uomo: Massimo Fagioli.  Tra le molte, mi premeva di fare l’incontro con una delle voci femminili che mi hanno sempre colpita: quella di Margherita*.  La gentilezza di quel suono contrastava con i contenuti espressi da un corpo che ne ha viste tante, tantissime, e per le quali mi chiedevo: “Come ha fatto”? Sentivo di doverne parlare, perché la storia bellissima dell’Analisi Collettiva, che ho avuto la grande fortuna e il grande onore di vivere per otto meravigliosi e difficilissimi anni, è proprio quella della cura per la guarigione avvenuta attraverso lo strumento più incisivo utilizzato dal grande psichiatra: la parola. Attraverso il suono della voce e la visione di una fisionomia che vedevamo essere sempre diversa, migliaia  di persone sono uscite dalla depressione endogena culturale. “Non siete voi, è il movimento”, diceva. “La verità dell’essere umano è nel movimento che non è spostamento dell’oggetto materiale”. Come mi tornano vere queste parole: se osserviamo un neonato ci rendiamo subito conto che la sua fisionomia cambia in continuazione: siamo sempre diversi da prima! La realtà umana è in continua trasformazione, solo che a volte ce ne dimentichiamo, presi come siamo a  far quadrare i conti e a voler fissare il nostro movimento tra le pareti di una casa o le mura di una città.

Margherita, la tua lotta quotidiana è contro una malattia molto grave per la quale i medici avevano deciso di prendere vie drastiche…
Durante lo scorso inverno sono stata molto male: avevano deciso di recidere alcune parti del mio corpo date per irrecuperabili.

E lo hanno fatto?

No. Ho recuperato.

A cosa è dovuto questo recupero?
Oltre che alle cure mediche oggettive, alla mia forza ostinata, nel rifiutare certa violenza che vedevo nascosta in quelle decisioni, convinta che ci sarebbe stata un’altra soluzione. Ho voluto cercarla.

Non hai ceduto alla rassegnazione…
No, avevo una forza dovuta al rapporto bello con un uomo: Massimo.  E’ molto dura accettare di non averlo più tra noi, anche per molti altri…A Torino** l’emozione è stata fortissima, si sentiva il desiderio di ritrovarsi…c’era un abbraccio caldo che non so descrivere…E poi Veva…

Ah sì! Ginevra… Non più una bimba, ora una fanciulla che va diventando una donna…Dopo tre mesi dalla separazione da lui, cosa c’è stato?
E’ uscito il dolore, il fatto che ci manca, non so come abbia fatto Massimo ad instaurare un rapporto d’amore fortissimo con ciascuno di noi, curandoci in massa.

La famosa domanda che gli abbiamo sempre posto:  “Come hai fatto?”…
Quando ti sei ammalata?
Mi sono ammalata in coincidenza di due rapporti sentimentali distruttivi. La depressione mi ha come predisposta verso un abbassamento delle difese immunitarie, verso malattie anche di una certa gravità. Massimo mi diceva: “Separati, perchè non ce la puoi fare con un uomo che sta così”, ma io no, onnipotente feci il movimento opposto.  Massimo, quando mi rivide, mi chiese cosa mi fosse accaduto e arrivò a dirmi : “Quando vedono che non riescono a distruggerti la mente, ti distruggono il corpo”.

Sono parole forti , precise, direi chirurgiche. Sei andata avanti nella Ricerca in Collettiva?
Sì, certo. La mia personale fragilità ha trovato un senso preciso nel contesto dell’Analisi Collettiva, nella Ricerca di Massimo è diventata forza e motivo di studio.

Quindi dall’Analisi Collettiva come cura generale della realtà umana interna, l’effetto si produceva nel singolo individuo. Che sviluppi ci sono stati nel tuo privato? Da alcune malattie organiche non si guarisce…
La mia vita ha sempre avuto tappe da contestualizzare nella Ricerca, non mi sono mai persa nella malattia: ho preteso da me un impegno sociale che andasse oltre la malattia organica. Mi sono laureata a 23 anni e sono andata via di casa; pur lavorando in banca dalle 8 alle 17  mi sono iscritta per l’Esame di Stato e ho preso la specializzazione in psicoterapia. Nella clinica psichiatrica ho fatto tutte le 800 ore di tirocinio mettendoci dentro tutto della mia vita. Questa Ricerca mi ha dato tutte le possibilità.

Mi dicevi di due rapporti…

Il secondo rapporto mi è tuttora vicino nei momenti difficili, ma lo fa in modo assistenziale, come sempre è stato. Una volta, però,  mi regalò una riproduzione de Il bacio di Klimt, e ne fui felice: quando il bacio ha un contenuto bello, passano tutta l’affettività e il desiderio di uno star bene reciproci, anche come significato simbolico: dalla bocca passa questo dare e prendere, questo scambio intimo…come la parola…

Come Massimo nel dialogo con le sue nipotine!
Sì! Massimo amava (!) che l’altro prendesse da lui, per la realizzazione dell’altro. Lui e il suo lavoro erano la stessa cosa.

Così, mentre il paziente guarisce, lo psichiatra conferma la sua Teoria…
E quindi si realizzano le reciproche identità!

Che bellezza!
Ti dico solo che io facevo l’amore anche durante la chemioterapia!

Ma dicono che non si senta niente, che le mucose perdano sensibilità…
Io c’ero sempre tutta! Avevo un grande psichiatra che, benchè mi avessero diagnosticato un tumore, mi riportava sempre alla mia vitalità originaria e questa non si spegneva, tutt’altro! Si ricreava nella continua Ricerca del nuovo e del bello nell’essere umano.

Riconoscevi nella cura, la tua parte sana?
Sì. Nonostante la confusione che ho rischiato di fare, perché avrei potuto estendere l’incurabilità della malattia da fisica a mentale, ma è stato grazie al lavoro intrapreso con la Collettiva che non sono mai caduta in questo tranello.

“La verità dell’essere umano non è la sua realtà materiale fisica”, lo diceva sempre.

Durante i seminari, lui andava cercando come prima cosa la negazione, per scardinarla immediatamente. Ci si incazzava moltissimo!

Doveva scardinare prima di tutto l’anaffettività…
Sì, e adesso dobbiamo fare da soli: abbiamo il dovere di stare attenti a non andare col “serpente”, con l’indifferente, con l’anaffettivo…Anche affrontando il rischio di una bella solitudine!

Massimo lasciava che ognuno realizzasse le proprie trasformazioni coi propri tempi, mentre portava avanti la Ricerca sulla realtà umana, riuscendo ad elevarla ai massimi livelli della conoscenza scientifica.
E’ vero! E’ stato un lavoro incredibile, per noi reggere il confronto con una realtà interiore come la sua e per lui…beh…sopportarci (ride)! Sapeva fare la cura in tutti i modi: con eleganza, con morbidezza, con durezza, con un rigore professionale senza eguali. Mai un’assenza, mai un ritardo, sempre pronto a tutto. E quella voce forte e calda poi… Le cose hanno funzionato perché aveva una pulizia interna e un’onestà intellettuale mai viste prima. Non si è mai sottratto, e noi gli abbiamo riconosciuto la riuscita della Teoria. Era il rapporto di un uomo con una immagine di donna: un rapporto d’amore.

Un rapporto bello si vede a partire dagli occhi, che fanno lo sguardo più intenso…
Com’è che diceva Massimo? “Anche quando state facendo quelle cose lì…sì, dài che avete capito…Quelle cose di cui io non mi ricordo più (e rideva)!…Se sentite che c’è qualcosa che non va, avete il dovere di fermarvi e di dire: “Bello, scendi”! Vuol dire che, se in un rapporto abbiamo anche la sola minima sensazione di qualcosa che non ci torna, abbiamo l’obbligo di fermarci. Per stare bene! E si vede nello sguardo che stai bene, che tu sei proprio tu!

Questo ci serve a non cadere nella vecchia immagine dell’uomo che ci aiuta materialmente nella vita, per cui sembra che senza l’altro non riusciamo a farcela…
Sì, ecco: poi ne paghiamo un prezzo in termini di identità sessuale, sia noi che loro…Perché il rapporto uomo-donna non è quello.

“Vi fate le scopate anaffettive…per questo poi state male!”,  diceva tuonando la voce nella caverna (il grande studio di psicoterapia)…
Sì. Usare la scopata per un proprio tornaconto, per ottenere un fine come non essere più da sole o per costruirci una casa, una famiglia, o per raggiungere razionalmente un qualsiasi obiettivo, annulla ciò che siamo in profondità: il nostro libero essere umani.

Hai un’immagine culturale di riferimento di un ideale rapporto uomo-donna?
Il bellissimo “ti odio” di Gilda: la bugia consapevole per dire un’altra bellissima cosa! Mastroianni…

Gli uomini si seducono, ma non vanno usati?
Certamente, altrimenti ce li ritroviamo come “stampelle”, “infermieri”, “padri”. Ad assecondare questi casi, noi stesse non ne emergiamo come donne…Se cercano quei ruoli, dobbiamo rifiutarli con coraggio e portare il rapporto a vere trasformazioni, laddove possibile. Altrimenti, separarsi!

Cosa pensi di fare adesso?

Adesso è un momento grande. Intanto devo realizzare appieno che Massimo non c’è più: sono solo pochi mesi… In generale penso di continuare il lavoro di visione profonda, per non farmi mai più ingannare, tra le altre cose, dalla cosiddetta “bontà”: anche nei momenti di maggiore debolezza, quando quella bontà sembra aiutarci, dobbiamo reagire per non farci togliere vitalità e autostima,  perché le cose possono diventare terribilmente difficili e pericolose in qualsiasi momento.

Massimo ha curato la “donna bruttissima”: la donna anaffettiva del sogno di Olimpia non c’è più; ora siamo condannate  ad avere sempre vent’anni,  quando facevamo le cose perché le sentivamo, senza un secondo fine. Tu quale condanna hai?
Ecco, se devo risponderti: voglio realizzare costantemente e fino in fondo questa separazione dall’uomo razionale che mette paletti oltre i quali non vuole che si vada. Un oltre che non ha nulla a che vedere con risvolti materiali, ma solo interiori.

L’oltre di quella famosa pelle sensibile, dell’Uomo…
…Irrazionale.

 

 

 

*Margherita è un nome di fantasia.


**Lo scorso 21 Maggio 2017, durante la presentazione della quattordicesima edizione di Istinto di morte e conoscenza (Edizioni L’Asino D’Oro), avvenuta presso il Salone del libro di Torino.
http://video.associazioneamorepsiche.org/

 

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
6 Commenti
  • Avatar
    Anonimo
    Pubblicato alle 18:17h, 08 Giugno Rispondi

    Bellissima dichiarazione d ‘amore. Riconoscimento della Teoria della nascita e della cura. Grazie

  • Avatar
    Anonimo
    Pubblicato alle 22:02h, 09 Giugno Rispondi

    Grazie di cuore, per chi come me non ha avuto l’onore di essere presente ai seminari dell’Analisi Collettiva, è stato come essere per un attimo unico e magico, seduta là, sugli scalini di legno, ad ascoltare le voci dei tanti sogni e la voce del grande uomo, grande come una montagna, profondo come il mare e geniale come l’intuizione di un bambino.

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    Costanza
    Pubblicato alle 17:11h, 11 Giugno Rispondi

    Una boccata d’ossigeno, il ricordo di una battaglia contro la razionalità che prosegue ancora… Grazie per questo bell’articolo! 🙂

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