D'amore e coraggio - Monica Catalano
568
post-template-default,single,single-post,postid-568,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-17.2,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

D’amore e coraggio

D’amore e coraggio

E quindi eccoci qui, mangiando pizza e fragole…
Francesca ha il volto morbido e il sorriso gentile: è una donna giovane, bella e con lo sguardo che sorride languido. Un volto da disegnare…

Cominciamo col dire di quanto mi hai sconvolta il giorno in cui, incontrandoci nella sauna della palestra, hai cominciato a parlarmi di te. Mentre parlavi ricordo che mi chiedevo se fosse mai possibile tanta scioltezza nel raccontarsi in profondità  ad una sconosciuta. In sauna, poi?! Ti sei fidata…
E non diciamo nemmeno di come son rimasta a bocca aperta quando, uscendo dall’oscurità di quel luogo pieno di vapori, si son rivelati i tuoi lunghissimi capelli rossi!  Beh, con queste premesse e coincidenze, ho pensato che l’incontro doveva avere ulteriori sviluppi e che, col tuo permesso,  questa storia l’avremmo dovuta raccontare.

Sì…
Io ho 30 anni e il fatto è accaduto, il 23 Marzo del 2014.
Nel 2006 incontro questo ragazzo, normalissimo, che viveva da solo: genitori separati da quando lui aveva due anni, contrasti col padre per cui ho cercato immediatamente di comprenderlo facendo, per così dire, “la crocerossina”… Abbiamo iniziato a convivere quasi da subito…Si sono verificati i soliti screzi di poco conto:  tubetto del dentifricio lasciato aperto, sai com’è…Siamo stati insieme 10 anni, ma a Settembre del 2015 mi sono separata da lui.

Che tipo di rapporto c’era tra voi?
Mah, inizialmente non davo peso ai limiti che mi imponeva: non gli andava a genio che volessi tingermi i capelli,  o che spendessi tempo nel truccarmi, non comprendeva molto le mie idee diverse dalle sue. Varie volte ho cercato di lasciarlo, ma poi tutto rientrava fino a quando, senza che me ne accorgessi, avevo fatto diventare mio il suo pensiero: ero Francesca, ma con la sua mente!

Una sorta di alleanza…?
Sì, ma non cercata: le difficoltà economiche mi hanno portata a questo, ci aiutavamo e quindi ci ritrovavamo uniti, ma io mi confondevo con lui.

C’era chi si opponeva a questa unione?
Mia madre si opponeva al fatto che io a vent’anni potessi  dormire insieme ad un ragazzo: per la sua indole l’ho sempre ritenuta una guerriera, ma d’altri tempi (sorride solare)! Si verificavano spesso delle liti tra lei e S. Mia madre ricordo che si arrabbiava molto quando discuteva con lui, perché S. aveva sempre un atteggiamento di sfida, glielo leggevi a partire dallo sguardo.  A casa, da soli, cercavo di ricucire i rapporti richiamandolo al rispetto. Con mio padre invece era diverso…forse ne riconosceva l’autorità patriarcale. Soffrivo molto per questi continui conflitti e, all’ennesima discussione di fronte ai miei genitori, questa volta molto feroce, ho reagito in modo anomalo: sono entrata in uno stato come d’astrazione; mi vedevo d’improvviso come dall’esterno, di fronte a loro e, come fossi stata un automa guidato da qualcuno, andai verso l’armadietto dei medicinali e ne ingerii diversi quantitativi tutti in una volta ….Ora ho un ricordo come di un sogno, come se non fossi stata io ad agire…

Un gesto forte, uno shock! Mai fatto prima di allora?
Ho avuto i miei eccessi in gioventù, ma fino a questo punto mai.
Comunque…
Non comprendevo cosa stesse accadendo…Mi  portarono di corsa  in ospedale a fare una lavanda gastrica perché mi riprendessi… Ho capito in seguito che solo agendo così potevo interrompere una dinamica di rapporti distruttivi, non sapevo cos’altro fare. Poi mi sono vissuta il senso di colpa, perché vedere la preoccupazione negli occhi dei miei mi ha fatto rinsavire dal blackout di ragione che ho avuto…non mi ha funzionato il cervello e ne abbiamo pagato tutti le conseguenze: dalla terapia intensiva di due giorni al dispiacere dei mei…

Posso contraddirti un attimo? Può essere che invece la ragione abbia funzionato bene? Perchè tu, lucidamente hai fatto delle azioni consapevoli…
Sì…un ragionamento, un calcolo se vuoi c’era, ma non era effettivamente…sentito….Non era una cosa davvero voluta da me…Io ero come un automa in quel momento… Per me il poi non c’era più, volevo solo che finisse tutto.

Cosa è accaduto dopo?
Dopo esserne venuta fuori bene, ho promesso ai miei che non lo avrei mai più fatto, neanche più nemmeno pensato  e per me una promessa è un debito per la vita. Da quel giorno io e S. andammo a vivere insieme da soli e le cose andarono  meglio, nonostante il mio orgoglio nel volercela fare da sola, senza più chiedere aiuto ai miei genitori:  facevo doppi turni d’estate e arrotondavo lavorando anche sabato e domenica;  a volte andavo anche a lavorare da lui,  come barista. In seguito lui perse il lavoro e i soldi a casa li portavo io.  Lui questo non lo accettava,  non riusciva ad essere sereno e sembrava che io ne avessi la colpa, quindi cercavo di “coccolarlo” in tutti i modi: gli regalavo ciò di cui era appassionato…lo viziavo come fosse un bimbo.
Sbagliavo.
Lui non pensava mai a me.
Era apatico, ma allora non me ne rendevo conto: credevo di dover essere io a fare sempre di più per lui.

Sì, ci siamo cascate un pò tutte…
Già, ma io non mi fermavo: continuavo ad essere sempre troppo amorevole,  gli preparavo il caffè la sera per il giorno dopo o glielo preparavo la mattina alzandomi un pò prima; igliettino accanto alla macchinetta del caffè e andavo a lavorare. Avevo per lui premure di ogni tipo e a me sembrava che mi amasse, in realtà era come uno specchio riflesso…Da parte sua si verificava solo il possesso. Finché un giorno non sono cominciate le critiche sulla mia fisicità o su come mi vestivo…Ho iniziato a trascurarmi, ho messo sù chili, mi nascondevo dentro una tuta sportiva e uscivo per lavorare…Ho avuto un grande calo di femminilità e di autostima  (ancora adesso faccio un pò fatica), mi vergognavo di me: agli inizi della nostra relazione ero un leone,  non mi accorgevo che negli anni stavo diventando sottomessa benché gli altri, i miei amici, cercassero di farmi capire che stava accadendo questo. Da leone stavo diventando pecora: non potevo più uscire con i miei amici, non potevo truccarmi per uscire con altri, mi criticava il modo di vestire e il mio corpo… Io, invece, accettavo S. così com’era, non potevo dargli addosso: lo amavo, e pensavo che l’amore fosse evitare i contrasti.

Domanda:  ci sono, per te, delle forme di egoismo che vanno seguite per il proprio bene?
Penso che se una persona ti ama, non vede nelle tue libertà di scelta forme di egoismo: è giusto che ognuno di noi si ritagli i propri spazi e i propri tempi; ciò vuol dire vivere una vita normale, vedere gli amici e i propri cari… L’uomo con cui sono ora non ostacolerebbe in nessun modo la mia libertà, al contrario lui mi rende libera.

Anche perchè mi sembra un retaggio arcaico questo dire “tu non vai…”
In effetti S., sai cosa mi diceva? “In una coppia l’uomo conta l’80 per cento e la donna il 20”. Non scherzava. E’ stato in quel momento che ho deciso di lasciarlo. Capisci? Per lui l’uomo è il proprietario della donna…Ed in effetti quando gli facevo notare che per lui moto, macchina e cane venivano prima di me non mi smentiva, anzi: rideva!

Azzardo: c’era un fondo di te che gli dava ragione in qualche modo?
Si. Forse mi sottostimavo più di quanto non pensassi. Lo assecondavo troppo perché volevo vederlo felice, così cresceva il suo egoismo.

Quando è stato il momento in cui la catena si è spezzata?
A dicembre del 2014 c’è stata una gravidanza. Non me lo aspettavo, poiché avevo  problemi ormonali e quindi fui molto sorpresa quando, dopo due mesi e due settimane, lo seppi. A quel punto lui sembrava innamoratissimo di me: i suoi occhi brillavano per me! Oggi sono certa che quell’amore era per il figlio in arrivo, perché rappresentava un’estensione di sé;  io ero un veicolo per realizzare qualcosa di lui.

E poi, cosa è successo?
A due settimane dal quinto mese di gravidanza sono emerse due sindromi fetali: la sindrome di Turner e la sindrome di Chiari 2.
E’ strano, ma prima della prima ecografia avevo la sensazione che qualcosa non andasse, ma volevo procedere perché risultava tutto in ordine. Quando, con la terza ecografia, arrivò la conferma di tutti i difetti organici, mi cadde il mondo addosso.
A quel punto dovevo scegliere se farla nascere comunque oppure troncare la gravidanza. I battiti cardiaci erano rallentati, la sindrome non sarebbe regredita.  All’idea di una bambina che non può essere sana, che non può correre e giocare…No…Se avesse avuto una vitalità io l’avrei aiutata ad andare avanti, ma non l’aveva: sarebbe nata in stato vegetativo.

E’ svanita un’aspettativa di vita…
Sì. Immaginavo me, lui e la bambina… io la stavo quasi toccando con mano questa realizzazione, ma ho deciso di abortire anche per lei che non avrebbe avuto nessuna prospettiva di vita sana.

E’ stata una scelta umana.
Certo, ma ho pensato in questo modo perché lo avrei fatto anche per me stessa: se io fossi ridotta in fin di vita, non vorrei essere costretta proseguire con un corpo che non risponde.

Cosa hai fatto dopo?
Ho sempre pensato che se avessi avuto una bambina l’avrei chiamata Sofia, che vuol dire sapienza, venire alla conoscenza: da questo evento ho iniziato a vedere tanti particolari che prima non vedevo. Ho iniziato ad aprire gli occhi, a conoscere appunto, benché a discapito di quanto accaduto, purtroppo:  ho capito che la vita che conducevo non era la mia, ho visto che la persona che amavo non mi ricambiava come si dovrebbe, ho capito che non sono così forte come penso e che ho bisogno dell’aiuto agli altri…

Tutto è cambiato per te. E per lui?
Da quando ho perso Sofia passavo molto tempo a fissare il vuoto: dovevo riprendermi da quello stato catatonico. Lui continuava ad essere oppressivo; non mi favoriva il sorriso, ecco. Mi stavo deprimendo.  Ci siamo separati.  Io sono stata in grado di mantenere dei rapporti buoni coi suoi, lui ha rotto i rapporti con tutti i miei familiari e le persone care che hanno condiviso al nostra storia. Ho capito che non dovevo più considerarlo e che la mia vita doveva andare avanti.

Se ti chiedo: come hai fatto?
Da sola. Ho ripreso me stessa; come le tesserine di un puzzle mi sono rimessa insieme. Ho conosciuto una persona fantastica che non mi opprime, mi lascia libera e alimenta la mia creatività: amo cantare, ballare, disegnare…io mi sveglio col sorriso e lui alimenta quel sorriso.

Convivete?
Non ancora, ma per ora preferisco la distanza.

State insieme separatamente, quindi (rido) ?
Sì (ride)!

E come stai?
Sorrido; il mio sorriso interno e quello esteriore si equivalgono. Esternamente sono esattamente come sono dentro: Francesca con la mente di Francesca.

 

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
Nessun commento

Posta un commento