Bello. Ritrovarsi. Sole. - Monica Catalano
623
post-template-default,single,single-post,postid-623,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1300,footer_responsive_adv,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-17.2,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-5.6,vc_responsive

Bello. Ritrovarsi. Sole.

Bello. Ritrovarsi. Sole.

 

“Ciao Monica, vorrei farmi un regalo: un tuo disegno”!

Con queste parole mi ha contattata Sole, una ragazza poco più che trentenne, appassionata di fotografia e architettura, col volto dai lineamenti morbidi e gli occhi vispi. Sole mi chiede di realizzare qualcosa che la rappresenti, o meglio: che rappresenti la sua storia. Mi scrive brevemente di sé e decido che, oltre a fare un disegno, sarebbe bello fare un incontro perché, le giovani donne come Sole, vanno viste negli occhi. Scopro che in questa storia semplicissima, dai toni a piccoli tratti cupi, c’è dentro  un rosso che ci riguarda tutti!

Me la racconti, Sole, la tua storia per il mio blog? Ti va?
Sì.
All’inizio mostrai indifferenza per quel ragazzo moro, dalla pelle bruna e gli occhi scuri che mi venne presentato da un’amica, ma quando lui mi propose un incontro accettai senza pensarci. Fu tutto molto spontaneo…una cosa bella dopo l’altra: passeggiate, condivisioni di interessi comuni, una cena a lume di candela e vino rosso e poi…la passione! Come nei migliori film hollywoodiani!
La leggerezza e la dimensione romantica di quel rapporto mi fece dimenticare quanto restava ancora in me di  una storia precedente durata otto anni. Non solo: mi fece riscoprire come donna! Con lui il coinvolgimento a pelle fu subito fortissimo; non mi ero mai trovata in una relazione così: c’era tutto quel che ci si poteva aspettare in un rapporto tra un uomo e una donna.
Le giornate trascorse insieme avevano il sentore di realizzazioni future, pensavo che avrei trovato me stessa.

Cercavi  te stessa in lui?

Tu non hai mai cercato te stessa in un uomo? Nell’idea di un compagno? Io sì. Credo di averlo sempre fatto, anche se forse ora le cose sono un pò cambiate…Sta di fatto che allora la mia pelle mi diceva che stavamo bene.

E poi, cosa è successo?
Succede che arriva per me un breve periodo di partenza, pochi giorni, dovuto a fatti pratici più o meno soliti. Rientro e quando ci rivediamo i suoi occhi nocciola mi guardano assenti e le sue labbra si schiudono in movimenti che rivedo oggi come al rallentatore: “Non provo più quel che provi tu”. Continuava a dirmi: “Ti voglio bene, ma non provo nulla”… Doccia fredda!

Così, senza motivo? Aveva fatto un altro incontro mentre eri via?
Forse lo avrei preferito: avrei dato una motivazione evidente e pratica a quel che stava accadendo, ma quel che mi ritrovavo di fronte era semplicemente un non sentire.

Non sentivi più il suo calore?

Esatto: non c’era più nulla. Tutto scomparso in pochi giorni di separazione. Tutto annullato.

Sei stata male?
Durante una delle mie serate, allungate per lavorare, stetti  malissimo. Fisicamente intendo: mi ritrovai dallo stare bene a star male d’improvviso senza capirne il motivo oggettivo. Iniziò una trafila di ore e giorni in ospedale durante i quali non si capiva cosa avessi, non ero in grado di comprendere e anche i medici non capivano.

Nell’organico andava tutto bene, quindi? Niente da curare?
Nessuno. Niente!

E quindi cosa hai fatto?
Credo di aver semplicemente reagito. Ne sono emersa una volta da sola e poi, in seguito ad una ricaduta, mi sono ristabilita grazie alla presenza dei miei genitori, ma senza essere venuta a capo di alcuna patologia. Ero arrivata a dimagrire molto senza un’apparente ragione, i medici non trovavano correlazioni con niente.

Ti sei ammalata…Di cosa?
Non lo so…Però so benissimo che stavo male ogni volta che mi capitava di entrare in contatto con lui: mi bastava una telefonata di saluto da cui trapelava quella silenziosa freddezza nella voce e di nuovo giù…Così, non so come, mi son fatta venire il dubbio che forse molto poteva dipendere anche da me,  perché le mie ricadute non erano solo un fatto fisiologico: sebbene mi ripetessi che sarebbe passato tutto –  perchè sono sempre stata convinta di poter superare il malessere fisico – mi sono lasciata andare alla depressione. Ero arrivata a non interessarmi più di niente. Non mi piaceva più nulla della vita, non esistevano stimoli per me, mi sembrava tutto inutile senza di lui. Le mie più forti passioni non mi interessavano più, neanche i mei affetti principali. Eppure mi hanno salvata proprio loro.

“Tutto inutile senza di lui”…?

Sì…Stavo facendo dell’altro il mio riferimento principale nella vita. Dopo essermi ripresa avevo deciso di rivederlo, ma mi sono trovata nuovamente di fronte quel “gelo”: mi sono sentita ripetere di nuovo le stesse parole solo che, questa volta, tentavo di prendere il rapporto in un altro modo: speravo rimanesse una comunicazione basata sull’affetto; siamo comunque due persone, no? Niente da fare, sembrava di non poter uscir fuori da un gioco perverso in cui mi ammalavo senza soluzione. L’unica, forse, era allontanarmi e così, forzandomi molto, feci il tentativo:  interruppi tutti i canali comunicativi per il tempo che avrei ritenuto necessario a ristabilirmi. In tutto.

E il sogno di realizzare te stessa con un compagno?
Per ora direi che non ha importanza. Ora voglio concentrarmi su me stessa perché vorrei riuscire a dire in tutta pienezza che sto davvero bene. Io. Da sola. Devo sapere cosa voglio per me per capire se sono in grado di dare amore senza condizionamenti culturali; devo trovare la mia identità bellissima, poi verrà tutto il resto. Non è facile.

Che vuole dire “senza conidizionamenti culturali”?
Che in genere noi donne siamo troppo portate a pensare di aver bisogno di un uomo accanto per star bene nella vita. Invece, probabilmente, non è così. Voglio scoprirlo.
Sai, se ripenso a prima vedo che volevo coinvolgerlo nelle mie passioni: i viaggi, le mostre…Ma lui non riusciva a seguirmi…Forse già da lì potevo accorgermi che c’era qualcosa che non andava. Forse mi imponevo quando invece mi chiedo che male ci sia a godersi la vita per conto proprio, senza dover forzare l’altro.

Mi sembra una buona separazione…
Io ho imparato che nella separazione c’è l’amore: nel momento in cui ci separiamo, tu hai la possibilità di farti la tua realizzazione mentre io mi faccio la mia. Poi, se ci ritroviamo ancora in un letto per scambiarci la pelle, bene! Fantastico! Se questo non avviene, pazienza: beviamoci una birra, no? Non vuoi? Allora va bene lo stesso: ci salutiamo.

La solitudine non ti spaventa?
No. Ho la forza necessaria per dire che ce  la posso fare. Perché sono una donna.

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
2 Commenti
  • Avatar
    Costanza
    Pubblicato alle 02:32h, 09 Apr Rispondi

    E’ tardissimo, ma quando ho visto che lo avevi pubblicato, non ho saputo resistere… 🙂
    Che dire? Sole è una storia, un episodio, ma, in realtà, è l’emblema di tutte noi, spesso vittime di un’ideologia basata su un’ “innata incompletezza” che può essere colmata solo dal rapporto con un uomo, laddove per rapporto si intende lo stare insieme, il fare le cose insieme. Rapporto, invece, è anche rifiuto quando necessario, distanza, movimento, che può avvicinare come anche allontanare. E nel suo dire “no” a un raffreddamento di tale portata, ha messo in atto la forma di rapporto più profonda che potesse realizzare!

    • Monica Catalano
      Monica Catalano
      Pubblicato alle 21:19h, 08 Giu Rispondi

      Sono onde continue tra fragilità che diventa forza e dolore che diventa reazione.
      Quanta bellezza, no?
      Grazie, Costanza!

Posta un commento