Creazione di realtà nuova... - Monica Catalano
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Creazione di realtà nuova…

Creazione di realtà nuova…

Ricevo una lettera per posta. E’ una di quelle lettere scritte a mano, come si facevano fino a pochi anni fa. E’ emozionante! La carta è scelta appositamente per questa specifica corrispondenza. I foglietti sono rilegati con tanti fili di cotone colorato. La scrittura è spontanea, fatta di getto. E’ un movimento interno, tutto personale, è chiaro. E parla…Potrei dire che parla della creazione di una realtà nuova, che prima non c’era…

“Ecco cosa stavo aspettando…la scintilla, la svolta che finalmente è arrivata per…scriverti!
Non vorrei raccontarti una storia che parli della violenza invisibile di uomini contro le donne o di esseri umani che odiano altri esseri umani. Io vorrei raccontarti qualcosa di bello, qualcosa che dia speranza, quella che ci fa smettere di credere nel destino ineluttabile.
Mi chiamo…ha importanza? Non so neanche se sia importante dirti che ho trentadue anni e che amo il mio lavoro. Fatto sta che, da poco, mi sono trasferita per l’ennesima volta in una nuova città, ma questa volta so che è diverso. Perché sono diversa io.

Vorrei raccontarti di me, partendo da un’immagine: il disegno bellissimo, mostruoso e misterioso in cui una donna guarda una cascata di mare, protendendo le labbra come a dare un bacio: il mio saluto a ciò che non é più. Una bambina che saluta un gigante? Nella mia storia personale è forse una donna che guarda, per l’ultima volta, ciò che non le corrisponde più. La certezza è che ha perso quei denti da vampiro che la imprigionavano in una insaziabile richiesta di affetto, per colmare i propri vuoti interni, caduti di fronte alla scoperta che quel nulla non esiste più e che forse non è mai esistito.
Non ho avuto un’infanzia semplice, ma niente di originale: un padre violento che sparisce lasciando sola la propria compagna a crescere i suoi tre figli come poteva. Poi è arrivato un uomo che l’ha amata, imparando ad amare i tre bambini e diventando, nel tempo, quella figura paterna di riferimento che era venuta a mancare.
Sono stata una bambina molto timida, fin troppo sensibile e forte quando si trattava di sostenere i miei fratelli, ma per me stessa? Crescendo ho cercato la mia strada rischiando anche di sbagliare direzione perché troppo spesso convinta di non potercela fare, ché forse non avrei mai realizzato i miei obiettivi. A ventiquattro anni ho fatto l’incontro con un uomo bellissimo, un uomo che ho scelto ogni giorno per sette intensi anni. Amavo ed ero riamata di quell’amore che ho sempre cercato e in cui trovavo quella protezione di cui ero certa d’aver bisogno, ma protezione da cosa non saprei dire…  Decido con lui di affrontare una gravidanza, desiderata, ma che si rivela poi difficile, dai risvolti rischiosi e, per la prima volta, ho la chiara certezza di ciò che avrei dovuto fare: scegliere di abortire.  Oltre ad aver affrontato un aborto volontario, mi sono trovata a rifiutare anche quella figura paterna che non aveva compreso la mia scelta e che non riusciva ad accettare che io lo potessi mettere davanti alle mie decisioni autonome e libere, così, all’improvviso, senza avergliene parlato prima e senza aver preso in considerazione la sua autorità.  Avevo rifiutato nettamente il padre, al quale andavo bene fin tanto che eseguivo le sue imposizioni, scegliendo invece di seguire il mio sentirmi libera. Libera di scegliere la via naturale e libera perfino di interrompere una gravidanza.

E’ lì che sono nata, nel rifiuto fatto a quel rapporto paterno che non mi corrispondeva più e…invece di crollare ho realizzato la mia nascita! Con tutto quel nuovo sentire e tutta quella nuova forza! Inevitabilmente il mio rapporto con il mio compagno ne risentì; il mio modo di rapportarmi a lui cambiò, lasciandolo disorientato, spaesato: aveva davanti una nuova donna che non era più quella conosciuta per sette anni. Provò anche lui a fare il salto, cercando di seguirmi, ma senza riuscirci.   A quel punto sentivo che probabilmente ci stavamo limitando a vicenda: io non potevo aspettarlo e lui faticava troppo nel tentativo di forzare i propri tempi.  Penso che sia lì che si ama, è lì, in quel momento: quando si desidera e si pretende la realizzazione dell’altro! Lasciandolo andare. Lasciando andare lui per la propria strada, con i suoi ritmi e coi suoi tempi interni e lasciando libera me di fare la mia personale ricerca…Anche se quel pezzo di cuore mi mancherà sempre, sono certa che se non avessi agito così, non sarebbe stato amore. Ho amato anche nel momento in cui ho lasciato.

Così ho scoperto una nuova me: stanca di pensare di non poter camminare sulle mie proprie gambe, è emersa la mia capacità di sentire senza esitazioni;  ho visto che sono in grado di tirarmi indietro nel momento in cui un rapporto non mi corrisponde più;  ho trovato una me che sa aprire le proprie ali di farfalla per arrivare dove può.
Oggi cerco di capire cos’è che collega la forza del cuore alla forza delle mie gambe che mi fanno correre verso le ricreazioni continue della mia nascita. Oggi vivo cercando di proteggere sempre tutto questo nuovo sentire ed imparo che, a volte, bisogna solo lasciarsi trasportare da sensazioni di certezza che possano esistere possibilità migliori per noi.  Oggi, con le mie gambe, nuoto in questo meraviglioso mare nuovo e so che quell’identità di Uomo bellissimo che sempre cerco, esiste…perché è esistito l’Uomo dei sogni…

Ti abbraccio e ti regalo questo pezzetto della mia storia.
Anonima Libera”.

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
2 Commenti
  • Avatar
    Anonimo
    Pubblicato alle 11:59h, 11 Luglio Rispondi

    Leggendola mi sono commossa… e soprattutto mi ha aiutato a riprendere un po’ di forze in un momento non facile della mia vita.
    “a volte, bisogna solo lasciarsi trasportare da sensazioni di certezza che possano esistere possibilità migliori per noi.” Parole belle, incoraggianti senza mai risultare “consolatorie”. Grazie per averle condivise!

    • Monica Catalano
      Monica Catalano
      Pubblicato alle 12:03h, 11 Luglio Rispondi

      “Senza mai risultare consolatorie”…E’ forza nei muscoli delle gambe! Grazie a te

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