Quel silenzio caldo del primo dell’anno. Je suis l'autre. - Monica Catalano
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Quel silenzio caldo del primo dell’anno. Je suis l’autre.

Quel silenzio caldo del primo dell’anno. Je suis l’autre.


Difficile cominciare,  ma sentire di dover scrivere è cosa chiara: l’unico punto fermo di oggi.

Non so se vi capita mai, ma a volte ci si sente, nello stesso istante come spinti a fare, ad andare…A spostarsi! Eppure il corpo resta fermo, come se volesse, invece,  lasciar fluire un…movimentointerno.

Calma, riflessione, raccoglimento: una dimensione calda tutta privata e direi forse impossibile da comunicare, in cui riaffiorano le immagini di emozioni, sensazioni avute, esperienze vissute nei giorni (negli attimi!) che hanno preceduto questo giorno (questo attimo).

Il tempo…Che preziosa componente nostra! Resto affascinata da questo movimento che è un tempo interno, rispetto allo spostarsi nel tempo esterno che abbiamo imparato a contare con l’aiuto meccanico di due asticelle sempre in precisa relazione tra loro, ad indicare il passaggio di piccole dimensioni che, sempre crescenti, raggiungono un culmine per poi apparentemente ricominciare. E quel nuovo inizio non è mai lo stesso di prima: un ripetersi che non è mai la stessa cosa. “Non è ripetizione” dice la memoria. Il ripetuto ticchettìo ci inganna…

Alcuni giorni fa, un gruppo di artisti del ‘900, ricreando l’arte primitiva, si ribellavano alla cultura dominante del loro tempo, dicendo “io sono l’altro, “Je suis l’autre”. Mi chiedo se per il significato di un linguaggio diverso, questo “altro” non possa essere un “oltre” o un altro da quanto percepito in superficie. Come tante lancette ticchettanti, Picasso, Braque, Fontana, Marini, Giacometti, Manzoni e tanti altri, hanno detto con volti ridisegnati in forme plastiche: “io sono altro”: sono quanto vedi con la coscienza o ti lasci andare ad un “autre” in profondità? Dov’è l’inganno? Nell’altro il mio volto si specchia o si ricrea? L’altro chi? Non voglio cadere nelle facili canzonette, voglio sentire quella voce calda proveniente dalle profondità della caverna, dire che c’è un diverso dentro l’immagine di me riflessa nello specchio: ché se quella figura ha linee intorno agli occhi, dettate da un rigore freddo razionalizzante, spendibile in termini convenzionali, io non mi sto vedendo. Ma, se tra quelle linee, sento restituito il mio sorriso legato ad una sensazione qui ed ora ritrovata bella, ad una esperienza qui, ora e da sola (!) sentita valida e che si disegna sotto pelle, se vedo riemergere agli angoli della bocca la dolcezza di reazioni reciproche, se ai lati degli occhi lo sguardo si fa ponte d’arcobaleno per una bella complicità di ieri, io allora ecco che lo vedo: il disegno del vero me nello specchio, che è altro, oltre il mio volto percepito.

Come si può dunque resistere, con tali pensieri, alla richiesta del corpo di stare seduti in riva al mare, scaldati dal Sole per un tempo indefinito, a tenere tutto questo e tentare di dirlo…con la scrittura?

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
2 Commenti
  • Avatar
    Silvia
    Pubblicato alle 14:27h, 09 Gennaio Rispondi

    Il tuo volto è la mia immagine interiore.
    Le tue parole sono il suono del mio pensiero… il battito accelera per felice reazione del trovarsi uguali, insieme, ma diversi, in entusiasmante attesa dell’incontro. Grazie ❤

  • Avatar
    Gianluca
    Pubblicato alle 14:48h, 09 Gennaio Rispondi

    Bello,bellissimo il tuo pensiero Monica ❤risuonava tutto tutto e scalda ☀️

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