Separazione senza ragione - Monica Catalano
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Separazione senza ragione

Separazione senza ragione


Mi trovo di fronte alla fanciulla dai lunghi capelli rossi e mi meraviglio ancora una volta nel constatare questa aderenza così forte ad una certa immagine femminile… Siamo d’accordo con Shakespeare che ci ha detto: “What’s in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet”, e quindi nessun nome proprio, ma…Red!

Mi hai detto che avevi una storia particolare da raccontare…Eccomi,  ti ascolto!
Sai… il più delle volte il problema più grande delle donne sono gli uom…cioè, il rapporto che creiamo noi con gli uomini e quindi…fondamentalmente, siamo noi.

Tu, mi dicevi, sei arrivata a sposarti…Perché?
Quando ho deciso di sposarmi l’ho fatto perché ci credevo. I miei si sono separati che avevo 6 mesi, quindi la famiglia unita non l’ho mai vista. Nonostante mia madre non mi abbia mai fatto mancare niente, ho voluto come rivendicare l’amore affermando attraverso me stessa che esista. Quindi era come dire: “Ok, c’è il loro matrimonio che è andato male, ma se io ci credo, va bene”. Il punto è che, con queste basi, mi sono convinta di aver incontrato l’uomo per me e quindi ho pilotato il tutto affinché ogni cosa andasse come volevo. Solo che il percorso, se non lo segui in due,  ma trascini l’altro come ad una corda, prima o poi questa si rompe e ti ritrovi così.

Pensavi che il matrimonio fosse il massimo della realizzazione da raggiungere con un uomo?
La realizzazione più grande che ho fatto, l’ho capito dopo, non è stato il matrimonio: la realizzazione più grande è stata la separazione.

Facciamo un passo indietro: prima del matrimonio, non c’è stata una convivenza?
Dunque…Io mi sono messa con lui che avevo quasi vent’anni e lui trentasei. Lo vedevo come un uomo molto più grande, più maturo, di me e lui risultava essere, in tutto e per tutto, come volevo che fosse. In realtà me lo stavo costruendo io secondo un mio modello ideale di uomo e compagno.

E lui ci stava a questo tuo gioco di dire “sei come ti voglio io”…?
Sì, tanto che quando l’ho lasciato mi ha attribuito la responsabilità delle scelte fatte seguendo la mia volontà e i miei desideri…Ecco, lì ha manifestato la sua assenza di movimento, la sua presenza/assenza: “Io c’ero, e qualsiasi cosa mi chiedevi di fare l’ho fatta”. Lui c’era sempre, è vero e questo è il merito che gli riconosco; solo che la presenza è fatta di molto altro: se tu ci sei a livello fisico e materiale, ma non ci sei interiormente perché sei freddo, perché  non vedi né le tue né tantomeno le mie qualità, ok ci sei , sei qui, ma è come avere accanto un comodino!

C’era nel bisogno, ma come persona con una propria identità, no…?
Lui è una persona totalmente priva di identità. Lo sta scoprendo adesso.  Io continuo a dire che ho salvato una vita separandomi…

O forse due? La sua e la tua…
Ho scoperto che dopo esserci lasciati ha cominciato ad andare in terapia, ha cambiato stile di vita… Quel che mi ha colpito è stata la mia cecità per cui negli anni precedenti il matrimonio non ho mai visto con chi stavo, accecata dalla volontà di dover dimostrare a me stessa che potevo far funzionare qualcosa…E non ho fatto funzionare proprio me.

Alla fine questo matrimonio mi sembra di capire che sia servito…
Di fondo io ho fatto una bella festa e questo rimane, ma in termini interiori non funzionava, tanto che poi il mio corpo ha cominciato a parlare per me.

Cos’è accaduto?
Durante alcune mie partenze lavorative, benché cercassi di non mancare troppo da casa per non farlo dispiacere, mi accorgevo che non sentivo la sua mancanza e che non volevo tornare. Poi succedeva che cominciavo a soffrire di gastrite (più del mio solito), che mi mancava il sonno, che mi saltava il ciclo…A quel punto ho iniziato a fare i miei conti…Mi sono semplicemente chiesta: “Perché il mio corpo non sta più funzionando”?  C’era qualcosa in me che cercava di parlare attraverso i disturbi dello stomaco…Sai come si dice che “quando qualcosa non va  te lo ficchi nella pancia”? E’ per non parlarne, no? Poi c’è stato un pomeriggio con un’amica, al mare, confessando che le cose non mi tornavano più e lei mi ha messa di fronte al fatto che dovevo riflettere bene sulle mie scelte e che separarsi, insomma lo fanno tutti, non succede niente se ti separi anche tu. Il giorno dopo sono andata da lui e gli ho detto che non ero felice. Gli ho chiesto del tempo…

Avete lasciato casa?
Lui è tornato a casa sua. Io ho parlato coi miei e ho visto reazioni inaspettate: mia madre  preoccupata per come avrei potuto reagire: “Sei sposata solo da tre mesi e ora ti separi? Come fai?”.
Mio padre mi ha semplicemente chiesto se fossi felice: “No? E allora cambia tutto”. Non me lo aspettavo.

Quanto tempo sei stata da sola prima di andare da lui…?
Qualche giorno e sapevo che era finita. Non mi andava di temporeggiare ancora, visto che sapevo la fine. Lasciarci per me rappresentava la possibilità di ricominciare, soprattutto per lui: non posso stare accanto a qualcuno senza averne neanche stima. L’amore poi…

Che poi, volendo, penso che sia proprio perché c’è un discorso di amore sotto che si riesce a pensare di poter lasciare andare l’altro verso nuove possibilità, se invece restiamo così è sicuro che nessuno dei due ne avrà,  se non c’è corrispondenza…
Sai, sono arrivata alla conclusione che l’amore sia pretendere il meglio dall’altro…

Quale meglio?
Le potenzialità…le qualità migliori…Fondamentalmente, torno sempre al discorso del cercare di fare il meglio per l’altro coltivando le sue qualità interiori…

Tu sei arrivata al matrimonio, ma quando hai capito che le cose non tornavano, che non dovevi  portarlo avanti, hai deciso di separarti nel rispetto pieno di entrambi. Quando è iniziata la tua crisi di identità?
Io posso dire che un’identità non ce l’avevo. La mia chiave è stata la terapia. Ero una matita senza la punta…mancava il temperino!

Ah, beh, mi provochi: adesso che la punta c’è, andiamo a disegnare! Quando è iniziata la cura terapeutica?
L’analisi è cominciata prima del matrimonio, almeno un anno e mezzo prima ed è cominciata perché non sentivo nessun pezzo di me al proprio posto.  Ero arrivata a pensare che fossi matta. Io ero allergica agli psicoterapeuti, cresciuta come ero (dalle convinzioni che mi trasmetteva mia madre), che in terapia ci vanno solo i matti e quindi col luogo comune che se vai in terapia, sei instabile in modo grave; la prima volta che ci sono andata ero sull’orlo della disperazione per cui non avevo nessun’altra alternativa se non quella.

Perché sei arrivata a pensare: “Sono matta”? Che vuol dire?
Quando ero più piccolina, ho avuto problemi di alimentazione. Era il mio modo di tenere il controllo, gestendo il cibo. Decidevo io quando, cosa e perché mangiare…

Controllo di che?
Della vita. Tutto partiva da mio padre che se andò mettendo una bugia. Avevo 8 anni, ho sofferto molto e avevo l’idea convinta che, se fossi stata più brava, lui sarebbe tornato.  Mi vivevo un forte senso di colpa..Vai a capire cosa scatta nella testa di un bambino… ma quel che pensavo era: “Se mi vuole più bene resta qui. Se è andato via é perché non sono abbastanza importante”. Quindi sono cresciuta con l’idea di non essere mai all’altezza di fare niente: “tanto non riesco, tanto non ci arrivo”… Poi crescendo ho avuto un incontro con un ragazzo in un centro estivo…

In adolescenza?
Sì, lui era grande rispetto a me anche se io dimostravo di più. Lui prese questa apparenza come una scusa, passandoci sopra. Oggi so che quello fu un rapporto violento perché risultava come se fossi stata io a provocare una persona di quasi dodici anni più grande di me e quindi come se fosse stata colpa mia….Anche in quel caso me la son vissuta così, col senso di colpa. Tutti questi fatti mi hanno portata ad avere una stima molto bassa di me, nessuna aspettativa e, credo anche, a scegliere in seguito un compagno più grande e presente/assente…Come era mio padre che se ne andò via per non tornare.

Sai che dire questa cosa è importante? Per tanti anni ho avuto nelle orecchie questo ritornello “Donne, adesso tocca a voi”: era la voce di uomo* che ha studiato una vita, con tutto se stesso, per restituire identità alla donna, quindi mi tornava questa frase e mi chiedevo: “ma che vuol dire”? E mi sembra che fosse proprio questo: cioè di essere per restituire l’identità irrazionale profonda agli uomini, come  presenza interna di cui non aver timore e che corrisponda anche all’esterno nel rapporto con una donna, perché possano lasciarsi andare a questo mostrum che pare essere il rapporto profondo con la donna. Difficile…Ma io a questa finta cultura che ci dice sempre che l’uomo è nato per scappare,  non ci credo.
Infatti! Penso che il problema dell’identità della donna, qui in Italia almeno per quanto ci riguarda, è che siamo noi le prime a privarci della nostra identità interna perché tendiamo ad aderire ad una immagine superficiale che incastra noi stesse e gli uomini, a credere ad una tradizione culturale che ci vuole madri e mogli e, sembra vecchio lo so, ma si sente intorno a te che se non fai figli sei una donna a metà. Ci portano fin da piccole a pensare così, ma è tutto fasullo…

Che poi forse non è nemmeno un incoraggiare gli uomini, i figli maschi, a realizzarsi…Mi sembra che l’uomo venga comunque privato di qualcosa: dove sta la spinta ad approfondire…?
Sì,  loro è come se fossero indirizzati a passare da una madre ad un’altra madre…

Sarebbe bello sentire la loro voce.
Mi chiedo se nel momento in cui noi acquisiamo la nostra identità, possiamo contribuire alla ricerca della loro. Solo che…quanto possiamo farcela da sole e quanto, in questo lavoro, dovrebbe incidere la ricerca psichiatrica?
Deve e tantissimo! Scettica come ero prima, oggi ti dico che per me ogni persona dovrebbe affrontare un percorso, ma non perché debbano esserci stati eventi più o meno traumatici, più o meno significativi nella vita, ma proprio per una questione di ricerca interna, di formazione: non tutti siamo consapevoli delle nostre validità, per cui serve qualcuno che ci faccia da specchio sano, che ci dica,  che ci aiuti a vedere noi stessi per fare bene.

E qui, quale sia la funzione della terapia, qui mi sembra che ci si complichi la vita di parecchio perché non mi basta pensare semplicemente: “Affrontiamo un percorso”, no: mi serve di sapere q u a l e  terapia perché ho visto che, se ci si basa sul concetto freudiano della castrazione della donna o sul togliere umanità e importanza al processo di dialogo e formazione tra terapeuta e paziente, non si arriva al punto. Allora mi chiedo quale terapia… E’ fondamentale fare una pulizia…Se non altro abbiamo la possibilità di parlarne…
Guarda se io fossi andata in terapia freudiana credo che sarei impazzita davvero.

Perché?
Perché se mi metti su un lettino senza contatto visivo, con una persona che non parla, che non dà stimoli, forse diventavo matta veramente per come sono fatta io.  Per come mi sono trovata  in questa terapia, oggi posso dire che avevo bisogno proprio di questa.

Quale?
Quella basata sulla Teoria della nascita*.

Ecco il punto di contatto: sappiamo di essere nati uguali!
Sai che già solo il fatto di averti proposto un’intervista e che tu mi abbia detto sì, senza esitazioni, volendolo e standoci,  mi hai generato una specie di disagio al quale ho dovuto subito reagire, perché sento che cogli la sfida e mi restituisci il fatto che io ci devo stare più di prima. Quindi immagino il terapeuta di fronte a te che cogli la sfida e ne lanci una a lui…
Ah!Ah! Forse sono stata una paziente anomala. Nel senso che io, quando ho deciso di andare in terapia, già dalla prima seduta, dal primo incontro conoscitivo, mi sono spogliata di tutto e ho detto:  “Ok! Adesso lo faccio”!

Come nel rapporto con un uomo! E quindi anche l’altro, il terapeuta, ha sentito che doveva starci nel rapporto con te, paziente…
Sarà che in passato evitavo tanto il rapporto profondo per un giudizio che mi davo: non mi sentivo “abbastanza” in nulla e non guardavo mai la persona negli occhi, guardavo sempre in basso.

Mi sembra impossibile, perché come mi muovo mi sento catturata dai tuoi occhi che cercano.

Ora sì, guardo tantissimo! Guardo…sarà che non ho guardato per vent’anni e quindi adesso devo recuperare il tempo perso. Ora amo il rapporto e la relazione con le persone perché non mi sento più sbagliata nel confronto con agli altri. Né peggiore, né migliore: “io sono io, ti posso dare questo tipo di rapporto e tu me ne puoi dare un altro”…Semplice.

Prima, dicevi che ti sentivi instabile. Ora?
Adesso vado sempre di più verso un equilibrio, anche se non mi piace dire così perché mi sembra una stasi…

Come i disegni che fai! Come ci dice Kandinsky, ricordi, con il significato di realizzazione ferma del quadrato rosso, il movimento simultaneo della linea curva e quello alternato delle linee spezzate per la ricerca dell’equilibrio nella composizione…E’ auspicabile, no?
Io adesso sento che posso fare tutto: per esempio che  potrei laurearmi per una questione personale! Non so se mi iscriverò mai all’università, ma ho la consapevolezza che posso scegliere: prima il mio “non posso riuscire” era un’incapacità di reagire che culminava nel togliermi la possibilità di fare scelte. E’ la differenza di pensiero che mi interessa: ora sono libera.

Fine! Bellissimo! Grazie!
A te.

 

 

 

 

 

*Massimo Fagioli. Oltre ai volumi fondamentali della Teoria della nascita (Istinto di morte e conoscenza, La marionetta e il burattino, Teoria della nascita e castrazione umana, Bambino donna e trasformazione dell’uomo), gli altri titoli su www.lasinodoroedizioni.com

Monica Catalano
Monica Catalano
info@monicatalano.com
4 Commenti
  • Avatar
    Shuaa
    Pubblicato alle 12:21h, 10 Mag Rispondi

    Bellissimo mi ritrovo nelle tue parole, nella realizzazione nella separazione, nel sentirsi Donna, e forte…. Bellissimi sono i tuoi colori……

  • Avatar
    Antonio
    Pubblicato alle 13:49h, 11 Mag Rispondi

    Stupenda intervista! La fanciulla dai capelli rossi diventerà un’artista? Si iscriverà all’università? Continuerà nel suo lavoro attuale? Lo cambierà? E come? Chissà…
    Ma abbiamo capito che si è liberata dalle sue prigioni interne e dalle sue sbarre. E soprattutto da una storia già scritta.
    La sua storia è ora, finalmente, tutta da scrivere…….

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